Malattie autoimmuni e nutrizione funzionale: che rapporto c’è?

Malattie autoimmuni e nutrizione funzionale: che rapporto c’è?

Il sistema immunitario ha il compito importante di difendere l’organismo da agenti esterni come virus e batteri. In che modo? Attraverso la produzione di anticorpi e leucociti. Di norma questa struttura difensiva difende da attacchi di antigeni estranei e non le cellule del proprio corpo. Può capitare, però, che il sistema va in confusione tale da attaccare le cellule che invece dovrebbe difendere, dando luogo a quelle patologie dette autoimmuni.

Che cosa sono le malattie autoimmuni

Una persona su dieci al mondo soffre di malattie autoimmuni e purtroppo il trend è in continua crescita. Quando si verifica? Nel momento in cui il sistema immunitario inizia ad aggredire il tessuto del corpo causando la distruzione dello stesso o di tutto l’organo. A seconda del tessuto distrutto si determina il tipo di patologia.

Tra le malattie autoimmuni più diffuse l’artrite reumatoide (RA), la sclerosi multipla (SM), il lupus (SLE), la tiroidite di Hashimoto, il morbo di Crohn, la colite ulcerosa (UC), il diabete di tipo I e la malattia celiaca (MC).

Al momento non sappiamo ancora le ragioni per cui il sistema immunitario in una malattia autoimmune, si ribella all’organismo.

Il primo tentativo di cura prevede la somministrazione di farmaci come steroidi e immunosoppressori ma, in questo modo, non si ricercano le cause che scatenano la malattia, anzi insorgono alcune controindicazioni come aumento di peso, sbalzi di umore, pressione alta e infezioni. 

Completamente diverso l’approccio della medicina funzionale nei confronti delle malattie autoimmuni, il cui focus è quello di identificare cosa induce l’autoimmunità per poi ricercare le cause. 

È vero che ogni malattia ha una storia a sé, con sintomi che vanno valutati a ogni caso, ma c’è un elemento che le accomuna, ovvero l’infiammazione cronica, che impedisce la regressione dei sintomi, favorendo l’aumento di stanchezza, dolori articolari, alterazione valori ematico.

Il fulcro dell’approccio nutrizionale alle malattie autoimmuni è il controllo dell’infiammazione, che può avvenire attraverso:

  • l’eliminazione degli alimenti che causano l’infiammazione;
  • l’introduzione di alimenti antinfiammatori;
  • la regolazione delle funzioni intestinali, prestando molta attenzione al microbiota intestinale;
  • controllo del carico glicemico dei pasti per ridurre i picchi di glicemia e la conseguente produzione di insulina.

Il ruolo del microbiota nelle malattie autoimmuni

Il microbiota è l’ago della bilancia del sistema immunitario. L’infiammazione dei tessuti delle pareti gastriche e intestinali è alla base di numerose malattie autoimmuni: quando la mucosa intestinale non funziona correttamente diverse sostanze passano con maggiore facilità dal lume intestinale al circolo ematico e linfatico. 

In una situazione di normalità ciò non avviene, questo passaggio diventa una sorta di campanello di allarme che allerta il sistema immunitario. Inizialmente l’infiammazione si verifica solo a livello locale, per via del rilascio di citochine e anticorpi. In questa fase possiamo avere sintomi come dispepsia, alitosi, senso di pesantezza, diarrea, stipsi, colon irritabile.

Se lo stato di infiammazione dura per molto tempo si espande anche in altri organi, dando inizio a focolai sparsi. Da questo momento possono manifestarsi disturbi apparentemente non collegati all’iniziale problema intestinale, con quadri che sfociano in malattie immunitarie, infezioni alle vie respiratorie, cistiti, prostatiti e candidosi, malattie intestinali croniche (morbo di Crohn, diverticolosi), fino ad arrivare a malattie dismetaboliche (diabete), disturbi dell’umore o comportamentali. Non sono da escludere malattie cutanee. 

Carico glicemico

Gl sbalzi glicemici e i conseguenti picchi insulina favoriscono gli stati infiammatori e, per questo motivo, bisogna tenerli sotto controllo assumendo pasti bilanciati.

Nella dieta non devono mai mancare frutta e verdura a basso carico glicemico , in abbinamento a fonti proteiche. La soluzione sta nell’aumentare la quota di grassi buoni e ridurre quella di zuccheri e di cibi amidacei come pane, pasta, pizza e patate. 
Prova a sostituire questi cibi con: zucca, castagne, barbabietola, carote,frutta a basso indice glicemico,  la tua glicemia ne beneficerà. Ricorda che l’indice glicemico di un pasto è determinato dalla sua composizione: se composto solo da carboidrati tende a lievitare, se abbinato a grassi e proteine si riduce.

L’indice glicemico di un pasto è determinato dalla sua composizione: se composto solo da carboidrati tende a lievitare, se abbinato a grassi e proteine si riduce.

Conclusioni

Abbiamo visto che la permeabilità intestinale è uno dei prerequisiti per chi è affetto da malattie autoimmuni, pertanto occorre utilizzare un approccio che esclude dalla dieta gli alimenti infiammatori in grado di apportare danni all’intestino.

Agli alimenti che causano infiammazione vanno preferiti cibi ad alta densità nutritiva: categorie contenenti glutine e caseine vanno sostituite con molluschi, pesce, uova, pollame, carne rossa preferibilmente grass fed e interiora.

Conoscevi il potere antinfiammatorio di alcuni cibi? Scrivimi per raccontarmi le tue esperienze.

 

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