Fibromialgia e microbiota intestinale: c’è una correlazione?

Fibromialgia e microbiota intestinale: c’è una correlazione?

La fibromialgia è una condizione invalidante che presenta una sintomatologia davvero molto ampia. Grazie al cibo e alla nutrizione funzionale – però, puoi alleviare i sintomi e stare molto meglio, vivendo una vita piena e dimenticandoti del disagio che hai provato fino ad oggi.

Che cos’è la fibromialgia

Bella domanda, sai? La fibromialgia si può definire come una condizione in cui dolore cronico e affaticamento non ti lasciano in pace. Secondo le statistiche, circa il 5% della popolazione mondiale soffrirebbe di dolori diffusi, astenia e molti altri sintomi riconducibili ad una sindrome fibromialgica. Spesso sono piiù le donne a soffrirne. 

Ad oggi, ancora non esiste un test per diagnosticare la fibromialgia ma si ragiona sulla base dell’anamnesi, dei sintomi, comuni analisi del sanguee della tabella dei trigger points (11 su 18 è l’indice minimo per assicurarsi di soffrire di questa condizione). 

I principali sintomi della fibromialgia sono insonnnia, stanchezza cronica, dolore diffuso (soprattutto al collo, alla cervicale, alla schiena e alle giunture che si acuisce con il cambio di stagione). 

Quali sono le cause della fibromialgia?

Le cause della fibromialgia non sono ancora chiare. Ci sono diversi studi in corso ma una vera e propria causa scatenante non è stata definita. Viene definita in diversi modi, a seconda dei sintomi che vengono maggiormente presi in considerazione.

  • sindrome da sensibilizzazione centralizzata ovvero una condizione che si verifica quando una persona diventa molto più sensibile del normale al dolore. Il sistema nervoso, costituito da cervello e midollo spinale, elabora il dolore in modo alterato. Per questo motivo, parrebbe, si riscontrano i sintomi del dolore cronico. Ci sarebbero, insomma, delle vere e proprie anomalie biologicheche produrrebbero la percezione alterata del dolore e i disturbi cognitivi. 
  • un’altra variante è quella che ragiona sulla sidrome del dolore ai tessuti connettivi e dei muscoli. Fibro e myalgia stanno appunto a significare questo: una condizione dolorosa costante causata dalla tensione di muscoli e tessuto connettivo.

Indipendentemente dalla causa del dolore cronico, purtroppo la fibromialgia presenta una sintomatologia molto variegata e ampia. Questi includono sintomi fisici, disagi psicologici e problemi emozionali. Già, la fibromialgia conta più di 100 sintomi all’attivo. Qui una parte dell’elenco dei sintomi della fibromialgia:

  • mal di testa continuo (cefalea, emicrania, dolori alla cervicale);
  • sensibilità acuita al tatto e alle sensazioni in generale (la definizione “è come se sentissi di più”);
  • disturbi alla sfera della concentrazione, affettiva, emozionale, attacchi di ansia e rabbia, insicurezza acuita, sensazione di essere immerda in una bolla;
  • dolore al viso, alla mascella;
  • formicolio diffuso e intorpidimento (in particolare agli arti);
  • sintomi dell’ansia e della depressione;
  • sciatalgia, lombalgia, rigidità muscolare, crampi e dolore alla schiena;
  • astenia;
  • insonnia;
  • dolore addominale, diarrea, stipsi, gonfiore addominale, gas.

Come ti ho detto qualche riga più sù, questi sono solo alcuni dei sintomi della condizione derivante dalla fibromialgia. 

Fibromialgia: cosa c’entra l’essere infiammati?

La fibromialgia deriva – per la maggior parte dei medici e ricercatori che studiano questa condizione, dal processo di sensibilizzazione centrale. Di cosa parlo? Semplice: del fatto che con la fibromialgia la percezione del dolore si acuisce e si cronicizza. Mi spiego meglio:

  • la fibromialgia deriverebbe da una sensibilizzazione cronica del sistema nervoso delle fasce muscolari;
  • nel paziente, si ha un aumento della percezione del dolore nonostante la fonte dell’infiammazione sia assente. Quindi, oltre ad infiammarsi per cause reali, il corpo reagisce anche in assenza dello stimolo infiammatorio. 
  • Nei pazienti fibromialgici la soglia del dolore – per qualche motivo, è bassissima e basta nulla per scatenare la risposta allo stimolo. 

Attenzione, ho utilizzato volutamente le parole “reale” e “nulla” virgolettate perché molti non considerano la fibromialgia una vera e propria malattia quando, invece, è una condizione altamente invalidante e terribilmente dolorosa. 

La guarigione è lenta: perché?

La fibromialgia si accompagna alle anomalie dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. 

Conosciuto anche come HPA, l’asse che attraversa queste tre ghiandole viene spesso interessato da una forte disregolazione che ritarda il processo di guarigione perché è la continua sollecitazione allo stress che genera un’impennata anomala dell’attività delle ghiandole e le porta ad un’affaticamento generale. Questa situazione, talvolta, può portare anche ad un affaticamento cronico delle ghiandole e ridurre la loro efficacia funzionale. Ecco che cominciano i veri guai: c’è un calo nella produzione degli ormoni (sessuali, della crescita) che – a livello organico, significa rallentamento  estremo nei processi di guarigione. Anche quelli che promuove ed incrementa una nutrzione funzionale. 

La fibromialgia viene scatenata da un evento traumatico (fisico o psicologico). Normalmente, le persone reagiscono al trauma riposando, rigenerando le proprie energie con il sonno e l’adattamento di cui noi esseri umani siamo capaci. Le persone affette da fibromialgia non riescono a riposare, guarire e riprendersi correttamente. L’asse HPA viene messo a dura prova e, di fatto, non riesce a contribuire attivamente alla guarigione.

Nei pazienti affetti da fibromialgia, si parla di scarsa risposta alla guarigione.

Questa risposta ritardata e lenta provoca – nei fatti, altro stress, disagio e problemi che non fanno che peggiorare la situazione. Come si spezza questo circolo vizioso?

Il rapporto tra fibromialgia e microbioma intestinale

Il microbioma intestinale e la fibromialgia hanno un rapporto molto stretto: se migliori la tua salute, cambierà anche la condizione in cui ti trovi a causa della fibromialgia. 

Molte ricerce confermano che i problemi di permeabilità intestinale e una situazione di disbiosi intestinale acuiscono iuna condizione fibromialgia in atto. Gli studi indicano, generalmente, che circa il 60% dei pazienti affetti da fibromialgia soffre di SIBO (sindrome da sovraccrescita batterica). sindrome dell’intestino irritabile o – ancora, di reflusso gastrico e continua indigestione. 

Curare questa tipologia di sindrome attraverso l’adozione di una alimentazione di tipo funzionale migliora decisamente la sintomatologia invalidante causato dalla fibromialgia stessa. Questo accade, in sostanza, perché in presenza di questa diagnosi, il microbioma intestinale risulta fortemente alterato. Quella che viene conosciuta come flora batterica (sai che questo termine ormai non si usa nemmeno più?) risulta alterata in termini di funzionalità che di composizione batterica. E questo porta, inevitabilmente, ad una condizione di disbiosi. La traduzione più adatta è una condizione di non equilibrio che provoca scompensi in tutto l’organismo, acuendo la situazione di infiammazione. 

Curare questa tipologia di sindrome attraverso l’adozione di una alimentazione di tipo funzionale migliora decisamente la sintomatologia invalidante causato dalla fibromialgia stessa. Questo accade, in sostanza, perché in presenza di questa diagnosi, il microbioma intestinale risulta fortemente alterato. Quella che viene conosciuta come flora batterica (sai che questo termine ormai non si usa nemmeno più?) risulta alterata in termini di funzionalità che di composizione batterica. E questo porta, inevitabilmente, ad una condizione di disbiosi. La traduzione più adatta è una condizione di non equilibrio che provoca scompensi in tutto l’organismo, acuendo la situazione di infiammazione. 

Analizzare il microbioma intestinale e agire per migliorarne la condizione di infiammazione potrebbe, secondo diversi studi, migliorare la situazione. Il sintomo doloroso e il microbioma, infatti, sono collegati in base a diversi fattori come l’evidente differenza tra i microbioti dei gruppi di persone studiate (con e senza Fibromialgia diagnosticata); la presenza di alti livelli sierici di acido burritico; intensità e diffusione del dolore cronico e della relativa stanchezza in presenza di alcuni taxa batteri e – ancora, vengono rintracciate proteine infiammatorie come BAFF e PAF (i primi sono anticorpi del sistema immunitario intestinale; i secondi si rintracciano nelle piastrine circolanti in caso di infiammazione acuta). 

Gli studi attuali, ovviamente, non sono sufficienti per darci risposte certe ma solo segnali della correlazione tra componente batterica intestinale (microbiota) e sintomatologia della condizione fibromialgica ma è chiaro che il nesso esiste.

Il mio consiglio da nutrizionista funzionale è quello di alimentarsi correttamente, ristabilire una condizione di eubiosi all’interno del proprio organismo in modo da sfiammare l’intero organismo è stare meglio. Come dico sempre, il cibo è la cura e la nostra motivazione è la medicina. 

Seguimi sui social per altri contenuti utili sulla fibromialgia e la nutrizione funzionale.

Foto di Karolina Grabowska da Pexels

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